13 Febbraio 2016 , 11.00 Pubblicazione

Piume baciatemi la guancia ardente

CASA MENOTTI

Via dell’Arringo, I

Spoleto

Umbria

"Piume baciatemi la guancia ardente", il romanzo di Vera Ambra liberamente ispirato alla vita del Bersagliere Ten. Salvatore Damaggio, nasce dal desiderio di raccontare e far conoscere alle nuove generazioni, (sempre alla costante ricerca di nuovi eroi, puramente inventati dalla fantasia) coloro che l’appellativo di “eroe” lo hanno conquistato con il loro coraggio sul campo. Far conoscere l’abnegazione e il sacrificio di tutti quei soldati che indistintamente furono protagonisti nelle trincee di tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale. Le gesta e la vita dell’Eroe del Pasubio”, come lo appellò la gente di quelle contrade, vengono ricostruite e raccontate attraverso un viaggio nella sua anima. Un’introspezione dunque che affronta le vicissitudini e le dure prove di un soldato, anzi di un bersagliere mitragliere.

Era il 2 luglio del 1916 quando nello scacchiere del Pasubio, dove infuriava una cruenta battaglia, gli Austriaci, dopo aver rovesciato una tempesta di piombo e di fuoco e dopo aver falcidiato interi reparti, ormai sicuri del successo, avanzando per impadronirsi di un passo, tra il Dente Italiano e la Cima Palon, che era di importanza strategica per entrambi i contendenti; incontrano invece la decisa resistenza di Salvatore Damaggio, Tenente dei mitraglieri, comandante la 4ª Sezione Mitragliatrici del IV Battaglione dell’86° Reggimento Fanteria Brigata Verona; che alla guida dei sette commilitoni, superstiti come lui dalla precedente tregenda della battaglia, respinge l’avanzata nemica, costringendoli alla fuga.

Piume baciatemi la guancia ardente”, un verso di una canzone dei Bersaglieri, è il fil rouge che accompagna il protagonista nel suo crescere e lo conduce poi sui campi di battaglia.  Un eroe che ha sempre chiaro in testa l’obbligo del dovere verso la Patria e innanzitutto l’obbligo del dovere verso l’Arma che rappresenta.

Salvatore Damaggio in giovanissima età prese a modello la figura del bersagliere e la idealizzò a tal punto da farne la propria bandiera.

Gli ideali di Patria, del dovere, della parola data, del sacrificio, indotte dalle letture di Giuseppe Mazzini, contribuirono a dargli una solidissima base su cui poi costruirà il suo “credo”, facendolo diventare la persona che poi è diventata; un uomo fiero, nobile, grande, generoso, altruista, coraggioso, ma anche un uomo alle prese con le proprie fragilità umane.

Come un attore che calca la scena, l’autrice ha interpretato lo stato d’animo di un uomo che quindici anni dopo la fine del conflitto affronta un viaggio di ritorno sui luoghi della battaglia per ritirare un’onorificenza. Il romanzo affronta anche un’ampia panoramica su quelle che sono state le cause del conflitto e della sua risoluzione e ripercorre, soprattutto dal punto di vista psicologico, l’esperienza di questo soldato vissuta nel dopo guerra. Lasciata la vita militare si dedica con lo stesso attaccamento allo studio della medicina, specializzandosi infine nel campo della pneumotisiologia, e infine dirigendo il Sanatorio di Ascoli Piceno.